Recensione di Maria Allo
Viviamo in un’epoca priva di idee forti e valori condivisi, sempre più soggetti a una sazietà che offusca la mente o a una noia che ci rende indifferenti, impedendoci di guardare oltre le nostre personali soddisfazioni. “Esercizi quotidiani di compassione”, attraverso la voce di Grazia Procino, ci offre l’opportunità di riconoscere le sfumature più sottili e il sentimento di separazione dagli altri. Ci invita a riflettere sull’incapacità di condividere esperienze, sulla percezione dell’inganno che ci circonda e sul significato dei silenzi e delle parole non dette. Questa condizione si manifesta come un disagio esistenziale, permettendoci di meditare sulla drammaticità della vita e sulla consapevolezza del fallimento, elementi che sembrano caratterizzare la condizione umana. “È giunto il momento di non tacere/di porgere la mano e il sorriso/se il nostro vicino arranca stanco/perché chi vive in empatia con l’altro/accoglierà malinconia e ne farà//primavera.”
La poetessa sembra suggerirci che non esiste una soluzione pronta all’uso per uscire dal labirinto della società contemporanea; piuttosto, si tratta di individuare l’atteggiamento più adeguato a trovare una via d’uscita. Pur non proponendo soluzioni predefinite, non è possibile rinunciare all’impegno morale di ricercare nuovi rapporti con la realtà e nuovi significati che contrastino l’insensatezza e l’incomunicabilità che minacciano la nostra epoca. In tal senso, coltivare la compassione verso noi stessi e gli altri ci aiuta a fronteggiare le sfide quotidiane e le oscillazioni della vita, consentendoci di vivere pienamente l’esperienza dell’esistenza. La consapevolezza di muoversi in un mondo senz’ anima in una dimensione di alienazione, non può che condurre a una condizione di sdoppiamento e di scissione. Lo spazio dominato dall’insensatezza in cui tale scissione si verifica, con la percezione di abitare il nulla:” Spiegami questo dolore/ dentro di me impazza/ distruggendo il pensiero/ esaurendo ogni energia/ offri almeno una cometa/ che illumini di senso il mondo” (p.11). La compassione, la reazione empatica al dolore e il desiderio di mitigarla, è un forte motore per soluzioni inclusive e giuste alle sfide mondiali: “non tutto è perduto, / ripetilo a te stesso/ tante volte quante occorreranno/per fermare l’inverno”. (Da” I dialoghi dell’assenza” p.15). Queste scelte esprimono temi che hanno salde radici nella vita interiore della poetessa e questa raccolta poetica, a partire dal titolo intende togliere ogni alone di privilegio alla voce individuale di Grazia Procino, in una ricerca esaustiva della verità che può nascere solo dalle relazioni con gli altri, volta a stabilire un ponte impossibile tra il sé, con il suo desiderio di amore e comunicazione, e un mondo senza amore e senza senso. Maria Zambrano riteneva che la condizione del cuore, inteso come il nucleo essenziale, sia ciò che determina e fa emergere quei centri che splendono e danno luce. Questi centri, entrando in connessione con quella che definiamo realtà esternao mondo, trovano un riflesso nei centri interiori e vi mettono radici. Senza un pensiero guidato dal cuore,rischiamo di smarrire il senso profondo della nostra esistenza. Come dice Procino: “Non troverai mai la luce dentro di te se non spegnerai le fiamme che ti divorano” (p.42). Nel suo Diario, Etty Hillesum sintetizza una delle lezioni più importanti offerte al Novecento: il coraggio di abbandonare ogni norma e sostegno consolidato per compiere un salto audace nell’universo. Soltanto per mezzo di questo atto la vita si arricchisce di infinite possibilità, rivelandosi piena di abbondanza persino nei momenti di maggior dolore. La caratteristica dominante di “Quaderni quotidiani di compassione” e di tutta la produzione di Grazia Procino è l’equilibrio, ricercato non solo sul piano morale ma anche nella struttura dei versi: il lessico adottato risulta privo di artifici o eccessi, ogni parola emerge attraverso accurati accostamenti, le callidae iuncturae, mentre gli aggettivi sono scelti con sobrietà ed essenzialità, rivestendo un ruolo decisivo nell’espressione.” In un colloquio disincantato la poetessa sembra rivolgersi alla propria anima, riprendendo, in questo, antecedenti illustri( dal carme VIII di Catullo alla lirica leopardiana A Se stesso e i versi del maestro della modernità Baudelaire): “Se avrai giornate scure/ (Capita a tutti/sotto cieli sconosciuti) /-senza ali né silenzi-/Pensa a quando hai sfiorato l’oro fulgido//Della bellezza, /tu ad adorare il mondo e lui a venirti dietro” (p.43) o “… Godiamo- che è alla nostra portata. /Nell’istante in cui scegliamo/ di vorticare-liberi-/ siamo oramai folli di gioia (p.33). Miscere utile dulci , così il lettore si sente ancor più coinvolto negli “esercizi” impartiti con semplicità e chiarezza, senza fronzoli, perché meglio si imprimano nelle menti di chi ascolta. Da poeta circolare, Procino, di raccolta in raccolta, riprende e ripropone, approfondendoli, gli elementi costitutivi del proprio universo immaginativo. In Esercizi quotidiani di compassione si addentra in nuovi territori, spinta dall’esigenza di esplorare quanto più a fondo possibile il vasto sistema di segni che la circonda con incisiva levigatezza, profondità e singolarità di esiti poetici.
Maria Allo
GRAZIA PROCINO: Esercizi quotidiani di compassione. Puntoacapo Editrice, 2025. Prefazione di David La Mantia. Postfazione di Grazia Frisina
