di Fulvio Fisicaro

Palermo, 25/2/2026

La Legge costituzionale recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare» (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025) è stata approvata in seconda votazione alla Camera dei deputati il 18 settembre 2025 e al Senato il 30 ottobre 2025, ottenendo però la maggioranza assoluta e non quella qualificata dei due terzi dei votanti; la sua entrata in vigore soggiace a referendum confermativo, istituto che non prevede alcun quorum, la cui richiesta discrezionale è stata trasversale a tutte le forze politiche e sociali.

Malgrado la spettacolarità della chiamata alla risposta referendaria confermativa, l’istituto stesso del referendum contiene una sua intima contraddizione: comporta che è possibile una proposta di legge costituzionale che non preveda in Parlamento un ampio accordo tra forze politiche e che non ottenga i due terzi dei consensi: insomma, una proposta di parte. Ma la Costituzione l’hanno scritta insieme tutte le forze politiche: democristiani, comunisti, socialisti, liberali e repubblicani. Qualsiasi riforma deve rispettare quel principio fondativo di unità. Oggi, la destra pretenderebbe di avere il consenso ad una proposta di parte, rinnegando lo spirito unitario che sta alla base della carta costituzionale. Nell’opinione dello scrivente, questa è la prima delle ragioni del NO. La destra abbia il coraggio di tornare in Parlamento e cercare in quel luogo istituzionale una più larga intesa. Il valore da preservare non è il decisionismo, ma l’unità nazionale.

Per forza di cose, il livello costituzionale di qualsiasi riforma è di per sé monco; sarà la legislazione attuativa a plasmarne gli arti. Lo stesso è per la riforma dell’ordinamento giurisdizionale. Ma della direzione verso cui si muoverà concretamente la riforma oggi non parla nessuno. Votare SI è come firmare una cambiale in bianco alla destra, che di recente non ha dato certo segnali di sereno equilibrio nei rapporti con il potere giudiziario. Questa è la seconda delle ragioni per le quali chi scrive voterà convintamente NO. Sono già più che sufficienti.