Il boss di Corleone si porta nella tomba  tutti i segreti della sua “cosa nostra”.

Totò Riina era in coma da cinque giorni  dopo due interventi chirurgici e  nel bel mezzo di questa notte si è spento nel reparto ospedaliero dei detenuti speciali, accudito dai suoi familiari dopo che il ministro della giustizia aveva loro accordato il nulla osta per l’ingresso al reparto detenuti speciali del carcere di Parma.

Totò u curtu muore e si porta appresso tanti di quei segreti che nessuno ci dirà mai, come quelli che si è portato appresso il suo compagno di battaglie Bernardo Provenzano “u tratturi”.  Durante i vari decenni di latitanza  ha contratto matrimonio e fatto procreare alla sua consorte Ninetta Bagarella  quattro figli con altrettanti battesimi. Nel 1983 Totò Riina viene catturato  a Palermo nei pressi della sontuosa villa dove abitava e dove custodiva nella sua cassaforte probabili carte compromettenti, cassaforte che dal momento dell’arresto rimase come tutta la casa nelle mani di cosa nostra, la quale, ebbe tutto il tempo per ripulirla e ritinteggiarla e svuotarne la cassaforte, mentre gli investigatori una volta arrestato il capo dei capi, in giornata stessa spensero le telecamere che sorvegliavano la villa e sbaraccarono tutto l’ambaradam servito per intercettare il boss. Totò Riina è stato ben ventisette anni in carcere al 41 bis, ha subito diversi processi con ergastoli ma senza mai dire qualcosa che potesse portare ad una svolta ai processi delle grandi stragi. Numero uno nella strategia della tensione mafiosa , se ne vantava con il compagno di ora d’aria, tale Lorusso, durante le passeggiate che facevano  spesso,e ben sapendo di essere intercettato lanciava anatemi contro i giudici ed anche contro qualche suo ex compagno. Totò Riina lascia dietro di se una lunga scia di anni delinquenziali che vanno dalla strage di via Lazio fino alle grandi stragi del novanta due e del novanta tre, con la fisica eliminazione di tanti uomini di legge e di tanti appartenenti allo stato. Poliziotti e carabinieri, ma anche giudici e qualche innocente. Assieme al cognato Luchino Bagarella e a Bernardo Provenzano, agli ordini di Luciano Liggio cominciarono l’ascesa malavitosa nei dintorni di Corleone giovanissimi, distinguendosi come autori di abigeato, macellazione clandestina e furto di grano. Col passare degli anni Totò u curtu acquisisce sempre più potere anche grazie ai suoi ingressi con la politica. Il suo referente a Palermo è stato Don Vito Ciancimino, assessore e poi sindaco della città che in combutta tra di loro diedero inizio al sacco di Palermo portando nelle casse di cosa nostra svariati miliardi di lire. Totò Riina è stato anche l’artefice delle due eclatanti guerre di mafia che videro lo sterminio di intere famiglie divenute oppositrici al predominio dei corleonesi. Durante questo dominio non si è salvato nessuno di coloro che la pensavano diversamente da loro e soprattutto dal loro capo.  Ha avuto grandi poteri dentro l’organizzazione  tanto da ispirare film come Il Padrino dal libro di Mario Puzo ed Il capo dei capi. Ma  ad un certo punto Totò Riina è stato tirato in ballo dai cosiddetti pentiti, che lo hanno accusato delle più imperiose nefandezze. Primo tra questi a parlare fu il boss dei due mondi don Masino Buscetta, Totuccio Contorno detto Coriolano e poi alcuni tra i suoi killer più fidati come Giovanni Brusca u vierru (il maiale da monta) colui che premette il telecomando nella strage di Capaci. E poi Vincenzo Chiodo il quale nella sua deposizione sull’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo ne raccontava le terribili  fasi dell’esecuzione. Nella  scia di sangue lasciata da Riina c’è una lunga fila di nomi che sono state eliminate con la tecnica dell’incaprettamento e poi sciolti nell’acido. Morti importanti e morti meno importanti hanno segnato la carriera mafiosa di Totò Riina prima e durante la sua lunga latitanza durata ben quarant’uno anni. Oggi che il grande capo è morto, resta soltanto l’amaro in bocca e la rabbia di tutti gli omicidi che ha commesso o che ha ordinato , vivendo tutta una vita all’insegna della morte di altri. Oggi che la morte ha raggiunto pure lui, senza che ne decidesse il giorno, l’ora e le modalità, per tanti diventa un giorno di gioia, per altri una invocazione di pietà cristiana, per tanti altri oggi diventa il giorno dell’indifferenza.  Alla fine, mentre Falcone, Borsellino e tutti gli eroi figli dello stato resteranno  indelebili nella memoria e nella storia suscitando sorrisi, Totò Riina detto u curtu  da Corleone verrà ricordato come il macellaio di cosa nostra. Con la sua dipartita tante domande resteranno senza risposta, soprattutto sui rapporti tra mafia, politica e servizi segreti deviati.

Liborio Martorana

(foto Wikipedia)