Ieri, al Teatro Biondo, ho assistito alla migliore rappresentazione della stagione, fino a questo punto: la Medea di Euripide nella versione diretta da Luca Ronconi (1996), fedelmente riproposta e interpretata da un grande Franco Branciaroli, nei panni femminili di Medea, che attinge a tutte le sue risorse per presentare un personaggio venuto da un paese barbaro a sconvolgere la civiltà greca. Il mio entusiasmo è svanito di fronte all’indifferenza del pubblico che, al termine dello spettacolo, ha tributato un applauso di circostanza per scappare, cappotti in mano, tra risolini e apprezzamenti più o meno pesanti sul duplice ruolo uomo/donna di Branciaroli.
Alcune settimane fa, ancora al teatro Biondo, “Le cirque invisible” di Victoria Chaplin, uno spettacolo di giocolieri e acrobati che, con tutto il rispetto per il circo, non ha lo stesso spessore culturale di Euripide, ha registrato il tutto esaurito e entusiasmo generale.
Qualche giorno fa, mi hanno raccontato, due loschi figuri hanno inscenato, davanti all’affollata sala d’attesa di un medico, un comizietto pro Berlusconi dicendo che “quando comandava Bontade c’era lavoro per tutti”, nell’indifferenza (o acquiescenza) dei presenti.
Palermo è la capitale della cultura per il 2018 e l’amministrazione comunale fa bene ad approfittare dell’occasione per moltiplicare le manifestazioni culturali, ma a quanta parte dei cittadini arriverà tutto questo? Siamo sicuri che la maggioranza dei palermitani non chiedano ancora panem (mafioso) et circenses?
Fabrizio Vasile
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