La casa editrice Iperborea dedica la propria produzione alla diffusione della letteratura nordeuropea e ha riproposto quest’anno un autore norvegese, considerato uno dei grandi della letteratura del XX secolo del suo paese, poco conosciuto in Italia, perché poco tradotto, Tarjei Vesaas con il suo romanzo “Gli uccelli” del 1957.

Mattis, disabile mentale, vive con la sorella in una casa ai margini del bosco, considerato da tutti un idiota, cerca di integrarsi in un mondo che, pur circondandolo di affetto, di fatto lo respinge. Mattis sente come un peso il suo distacco dagli uomini “forti e intelligenti” e crea un suo sistema di comprensione del mondo fuori dalla comune logica, un’ottica visionaria che gli permette di cogliere la profondità dei rapporti umani e tra uomo e natura, di presagire gioie e dolori attraverso il volo o le labili impronte di una beccaccia. Mattis si inventa un lavoro di traghettatore del lago nei pressi della sua abitazione che gli porta una momentanea soddisfazione, per rivelarsi lo strumento della definitiva sconfitta sua e del suo mondo attraverso la figura di Jorgen.

Vesaas alterna la realtà esterna oggettiva (la vita di Mattis con la sorella, il lavoro, l’arrivo di Jorgen, l’inevitabile epilogo) con la realtà intima soggettiva del protagonista (l’apparizione della beccaccia con tutti i segnali e presagi che solo Mattis sa cogliere e che lo porteranno al compimento del suo destino) permettendo al lettore un accesso a una percezione del mondo marginale mantenendo contemporaneamente la capacità di giudizio di una posizione oggettiva.

La delicatezza della narrazione di Vesaas, infine, pur nella sua semplicità, rende questo romanzo un capolavoro imperdibile.

 

Fabrizio Vasile

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