Unità Sindacale, ma davvero? Perchè? Ma soprattutto per rappresentare chi. Ormai quotidiano il contrasto fra sigle, su tematiche anche molto importanti. A Mulfredo ed a Genova la UIL e la UILM accarezza le rivalse xenofobe di un “popolo” sempre più spaventato. Dissociandosi dalla FIOM che condanna con una manifestazione a sostegno dell’accoglienza il dilagare di queste manifestazioni di palese xenofobia.

In questa dissociazione, pubblica e mediaticizzata sta tutta l’inesistenza reale di una unità fittizia che si realizza ormai solamente il 1° Maggio per l’organizzazione del Concertone.

Una parte del sindacato infatti accetta il ruolo tradunionista e forcaiolo, funzionando unicamente da cardano di collegamento fra il sistema e le sue vittime designate e guadagnando per sé ruolo e privilegi.

Rinunciando alla propria mission didattica e rivolta alla civiltà per abbracciare il populismo cattivista e facilone tanto di moda di questi tempi e tanto abusato dalla politica nostrana. Convalidando le tematiche e le teorie dell’invasione e del diritto alla reazione, di una fantomatica autodifesa da un complotto globalista che nulla ha a che vedere con l’Èlite reale che domina il globo … anzi allontana da lei l’attenzione e la rabbia.

Se quelle che vengono denominate istituzioni rinunciano a questo ruolo, accettando il codismo populista dell’immediata rendita di popolarità. Accarezzando egoismo, xenofobia, nutrendo la paura anzichè fare qualche cosa per esorcizzarla ed arginarla … cosa mai potremo aspettarci dal futuro.

Quale unità sindacale quindi? Per quale sindacato? Di chi ed a rappresentare chi?

Un mondo del lavoro sempre più inesistente?

Una aristocrazia operaia che vota la conservazione e predilige l’egoismo?

Una filosofia di destra rampante e dilagante?

Su questo l’Unità … no grazie!

Di Maio non ha titolo, certo, per bacchettare i sindacati e soprattutto non ha alcuna proposta o alternativa reale che non sia il processo popolare ed il giacobinismo situazionista che riproduce questo ordinamento sociale.

Però rispondere al populismo con un populismo peggiore spingendo a destra l’asse della politica nostrana è , sinceramente demenziale ed estremamente pericoloso.

Che lo faccia una sigla sindacale, sputando su anni di unità e dissociandosi, con toni pesanti dall’azione di un’altra sigla facente parte del processo pseudo unitario è sinceramente ridicolo e tragico nel medesimo tempo.

Esiste un’emergenza, certo, legata alle migranze ed è quella della xenofobia dilagante, dell’uso strumentale della paura del futuro in chiave razziale e dicotomica, dell’egoismo del nulla che allontana dall’obbiettivo reale, che protegge il carnefice dirottando la rabbia sul condannato a morte.

Certo che c’è una emergenza ed è Culturale, Filosofica, Spirituale, Valoriale.

Non di Politica si parla qui signori della UIL che di quella, fra l’altro, vi nutrite ed ingrassate, ma Civiltà … che è tutta un’altra cosa.

Reinventare il sindacato , quindi, partendo dalla realtà di una unità inesistente e persino dannosa, ripartendo dalle sigle di base che devono, però, rinunciare al settarismo ed al vizio dell’autocompiacimento, conquistando una unità fatta sulle lotte, sulle richieste di reale difesa del salario e del lavoro, sulla capacità di intercettare il nuovo mondo del lavoro, del precariato, dell’accoglienza. Abbandonare questa unità farlocca, fatta di nulla o peggio d’opportunità politica ed interessi partitici. Accettando quello che le scuole domenicali, il mutualismo, la solidarietà, delle radici prime del movimento operaio e sindacle ci hanno insegnato e lasciato in eredità per adattarlo ai tempi … e forse questo potrebbe far bene non solo a quella che chiamammo Sinistra, ma a quella che chiameremo AreA di Progresso e Civiltà.

di Giandiego

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